domenica 12 febbraio 2012

nella morsa del gelo








Prendo spunto da un post di Simone Perotti, letto iere.

Riporto il mio commento.

carissimo Simone,
A differenza di te io amo il freddo, sono nato nei giorni della merla, in una casa senza riscaldamento, con solo il camino giù in cucina e qualche cosa vorrà pur dire. Ma ho sposato una donna molto freddolosa e quindi è sempre stata una “guerra” fatta a suon di manomissioni del termostato ( nella casetta al lago ). A Milano ho il centralizzato e nonostante le valvole termostatiche, la guerra si svolge sul fronte aereo, apri e chiudi le finestre per arieggiare e aumentare l'umidità.
Infatti oltre ai due tipi di freddo, reale e percepito, ce n'è un altro molto più subdolo, il freddo da continua lettura della lettura, interna ed esterna, il palpeggiamento dei termosifoni con relative lamentele, ormai croniche.
Ho lavorato nel settore riscaldamento, condominiale e commerciale e uno dei miei compiti era controllare la temperatura degli ambienti, l'azienda doveva garantire 20/21c° da contratto.
Ma doversi scontrare con clienti, sia uomini che donne, che dichiarano con lettere di fuoco, dicendo di vivere a 17c° mentre se il termometro professionale segna 23c°, è ovvio che io lo avevo manomesso.
Questo è quello che più mi dava fastidio, lo spreco, ogni grado in più di temperatura sopra i 20c° equivale a 5% di consumo in più di gasolio. 
Nei paesi scandinavi, che hanno inverni più lunghi e molto freddi, consumano in percentuale meno di noi. Come se noi potessimo permettercelo oltretutto.
Qui entra in gioco la cultura del risparmio e delle ottimizzazioni delle proprie risorse, ma noi siamo quelli abituati a bruciare la candela da ambo i lati. E se rimaniamo al buio e al freddo, mica ci viene in mente la cosa. Troviamo subito il modo per dare la colpa ai soccorsi in ritardo, alla mancata manutenzione del territorio e ai ritardi alla corsa verso un futuro eco sostenibile con energie rinnovabili. 
Ma tu di questo sei maestro nell'erudirci e non vale la pena di approfondire.

Solo una cosa mi rende intransigente nei confronti di tutti.
Appena la temperatura scende sotto lo zero, Milano si ricorda di avere un dovere verso i clochard che vivono all'addiaccio. Apre il mezzanino della metropolitana, si regalano coperte tende e the caldo. 
Si da la notizia della morte per assideramento di  qualcuno di loro al tg regionale, come si commentano le morti per incidenti stradali, da ritenere un costo obbligatorio, commisurato al rischio affrontato guidando una macchina.
E' l'abbandono della società nei confronti dei più deboli, dei più sensibili alle traversie della vita, che piano piano si sono ritrovati fuori da ogni schema sociale. Fantasmi che non vogliamo vedere in mezzo a noi. Forse perché ci attanaglia la paura che potrebbe capitarci la stessa sorte. 
"Non è un paese per vecchi",  non è solo un film, è la realtà, vivere lavorare consumare per mantenere livelli di vita che non potremmo permetterci. Ma basta poco per far crollare il castello.
Basta guardarsi intorno. 

Ciao Simone,
Io giovedì me ne torno al lago, bagaglio leggero, da scrivere e leggere, in beata compagnia della mia stufa a legna che sbuffa dal caldo che manda, ma non si lamenta mai!